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 News: Palestina: la società civile denuncia la confisca di scuole e orfanotrofi

Col pretesto di colpire l'islam radicale, israele confisca scuole e orfanotrofi a Hebron.

Di Naoki Tomasini per Peacereporter


A Hebron gli opposti si toccano. In questa che è la più grande città della Cisgiordania, a sud di Betlemme, 200mila palestinesi vivono a stretto contatto con 3/400 coloni, noti per essere tra i più radicali e inclini alla violenza. Qui i contrasti e le ferite del conflitto sono esposti, anche se alla pubblica indifferenza. La lotta degli uni contro il terrorismo palestinese, degli altri contro l'occupazione, assume più che altrove connotati religiosi. Così accade che le anche autorità israeliane si lascino guidare dal noto pregiudizio secondo cui islam è uguale a terrorismo, e poco importa se, questa volta, le vittime del teorema sono solo dei bambini.

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 News: CONCLUSIONI - MEDLINK 2007

Domande, risposte e prospettive...

Medlink è uno spazio di discussione e di ricerca e per questo abbiamo convenuto di concluderlo senza nessun “documento politico” o “risoluzione”. E’ una ricerca che deve continuare. E’ stato un fatto straordinario riuscire a discutere insieme per due giorni tra persone, esperienze, visioni molto diverse, con l’impegno di tutti/e. Gli interrogativi, le contraddizioni, perfino le soluzioni che gli interventi hanno prospettato, riguardano anche le stesse parole chiave del documento preparatorio e del confronto. Per questo, grazie anche alla collaborazione di tutti i partecipanti, ho cercato di riassumere in quattro grandi domande e risposte il punto a cui è arrivato, e da cui far ripartire, il lavoro comune.

Una delle questioni più frequenti è stata: ma perché si parla di ‘crisi di civiltà’, spesso identificando questo termine con quello di ‘scontro di civiltà’? E questa è la risposta condivisa che alla fine ci sembra di poter dare:

Crisi di civiltà è una definizione che si oppone a quella di “scontro di civiltà”.
‘Scontro di civiltà’ indica infatti l’ideologia della guerra permanente, a cui ci opponiamo. Nel concetto di ‘scontro’ c’è  l’identificazione di due parti che si contrappongono, una nemica all’altra, una che vuol distruggere l’altra. Soprattutto a partire dall’11 settembre 2001, queste parti sono state identificate in occidente e islam, con le drammatiche conseguenze in cui tuttora il mondo vive.

Nel concetto di  ‘crisi’, che indica insieme una frattura e una fase di passaggio, vediamo invece lo spazio per la possibilità del cambiamento: non esiste un islam, come non esiste un occidente, ma donne e uomini in movimento, che possono ricostruire principi e valori condivisi di una civiltà umana, se vengono accettate ed elaborate le differenze. La politica, la cultura, le religioni sono chiamate a concorrere a questa ricostruzione. A Medlink si chiede di contribuire a intraprendere questo lavoro, che passa per una maggior conoscenza reciproca, come gli incontri del 2006 e del 2007 hanno mostrato. Conoscenza in primo luogo delle ‘diverse civiltà’ che si sono sviluppate nelle diverse aree del mondo. Questo è un lavoro ‘educativo’ che potrebbe essere portato anche nelle scuole, tra i giovani.

Poi è stato puntato il dito sul termine: Alternativa mediterranea. Alternativa a che cosa?
C’è chi ha obiettato: non ci sto se questa è una alternativa all’identità araba. Per chi ha partecipato al processo dei Forum sociali, quando si parla di alternative si pensa in primo luogo a quelle

alla guerra, al razzismo, al liberismo. Ma il discorso mediterraneo ha detto qualcosa di più. Parliamo dunque di alternativa allo stato dei rapporti esistenti tra le diverse sponde: nord, sud, est. I Balcani, anche se questa volta con una minor presenza dello scorso anno, sono stati definiti un punto irrinunciabile. La vicenda del Kossovo, le scelte attuali della Unione Europea, il rischio che si legittimino di nuovo “stati etnici” sono estremamente preoccupanti e pericolose. Dunque “alternativa” agli attuali rapporti nord-sud-est, sia sul versante economico-sociale, contro la relazione di dipendenza del sud dal nord , contro forme di neocolonialismo europeo e a questo proposito si è chiesto di discutere la questione delle zone di libero scambio che entreranno in vigore nel 2010; sia sul versante della questione “migranti” e degli strumenti repressivi e securitari che l’Unione Europea ha messo in campo per coinvolgere anche i Governi della riva sud nella realizzazione della “fortezza” e della esclusione. E inoltre, parliamo di alternativa mediterranea all’Europa Atlantica: questa passa per l’opposizione alla Nato che di questo atlantismo di guerra è la massima espressione, e dall’opposizione a tutte le basi militari.

Ma esistono principi comuni su cui fondare un lavoro tra persone e movimenti così diversi? Esistono, è stato detto e riassunti in poche parole:

Contro la guerra. Per il diritto internazionale. Per tutti i diritti per tutte/i.
L’opposizione alla guerra è un principio comune fondamentale, indipendentemente dalla natura degli Stati e dei Governi. Riguarda il legame comune tra le società civili e i movimenti: in Palestina e in Israele, contro il regime di occupazione e l’assedio a Gaza, il muro e l’apartheid, per una Gerusalemme che mantenga il suo carattere di città multiculturale e multietnica oggi seriamente minacciato dalla politica di apartheid Israeliana; in Iraq e in Afghanistan, anch’essi occupati; nei Balcani; contro le minacce di guerra all’Iran. In tutti questi paesi, come in tutti quelli del Mediterraneo, la scelta emersa nell’incontro è stare con le popolazioni, che si battono per i diritti fondamentali di donne e uomini, per l’uguaglianza, contro qualsiasi regime, contro la mercificazione delle persone, contro la militarizzazione. Ed è stato anche detto che la lotta per i diritti e la democrazia può rendere le società più forti anche nella lotta contro la guerra. Inoltre si è  molto parlato, talvolta in modo critico, di dialogo, esprimendo il bisogno di andare oltre e, soprattutto, di sottoporre alla prova delle pratiche comuni il suo significato.

Ci si è chiesti se e come sia possibile, passare dal dialogo alle convergenze, alle azioni comuni.
Opporsi alla ideologia dello scontro di civiltà e alla logica della guerra vuol dire anche lavorare per pensare ed agire insieme, sulla base del rifiuto della logica manichea dello scontro di civiltà, dove i poteri utilizzano le religioni come strumento di offesa. Pensiamo che possa invece esserci un uso positivo delle religioni come strumento di comunicazione tra le società civili, in particolare è importante nel Mediterraneo il confronto tra le tre fondamentali religioni monoteistiche: musulmana, cristiana, ebraica, tutte esposte alle degenerazioni del fondamentalismo. Il principio della laicità, come espressione della libertà di pensiero, di fede, di opinioni, non si oppone a nessuna religione, è una visione che include tutte e tutti, anche chi non si riferisce a nessuna religione. Ma è stata rilevata la diversità del modo di intenderla nelle varie culture, e sottolineato che il richiamo alla religione nel mondo arabo indica spesso il richiamo all’etica, ai principi morali, al rispetto degli esseri umani, donne e uomini.

Tema molto caldo quello ‘resistenze’, quello dell’uso della violenza nella lotta politica, bandito dalla Carta dei principi di Porto Alegre. Tema controverso, su cui esistono opinioni diverse. Ci si è assunti dunque l’impegno a discutere delle varie forme di lotta e delle varie resistenze, con atteggiamento non escludente osservando che Medlink può essere lo spazio per ‘inventare’ forme nuove ed efficaci di lotta. Tutti hanno concordato nel dare maggior peso alle lotte sociali che già ci sono anche nella riva sud, spesso sconosciute in Europa.  E quindi dare peso maggiore alla questione sociale e di classe, al significato del ‘liberismo’ e alle posizioni nei confronti delle sue politiche e ideologie, magari facendone il perno dell’eventuale prossimo incontro.

Infine, è stata richiamata l’utilità che, per far avanzare la nostra visione e la nostra iniziativa volta alla “alternativa mediterranea”, venga  instaurato un confronto anche con le istituzioni, soprattutto quelle europee.

Per rendere possibile la continuazione, il Comitato Promotore Italiano si è preso l’impegno di realizzare una rete di comunicazione telematica attiva e lavorare per un sito - spazio di denuncia delle repressione contro chi si batte per i diritti, di visibilità delle lotte e delle esperienze in ciascun paese, di scambio di esperienze e riflessioni,  tra le diverse realtà. Inoltre il comitato vuole allargarsi ad altri paesi per realizzare l’eventuale terza edizione di Medlink  in modo condiviso, cominciando la discussione in rete. Bisogna pensare ad un meccanismo che costruisca uno spazio mediterraneo ‘medlink’ all’interno del processo del Forum Sociale Mondiale ed Europeo, dove chi viene dalle aree ‘difficili’ del mediterraneo possa sentirsi a proprio agio e trovare un senso.

Tutt* hanno espresso la volontà di realizzare iniziative nella “giornata globale di azione del 26 gennaio”, lanciata dal Forum Sociale Mondiale. E chissà se vedrà la luce la proposta  di realizzare tra due o tre anni una grande assemblea di ‘cittadine e cittadini’ del Mediterraneo!

A cura di Alessandra Mecozzi


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 News: Cooperazione decentrata e sviluppo sostenibile: un seminario a Pescara

Si è svolto a Pescara, lunedì 31 marzo, il seminario “Applicare le pratiche della sostenibilità nei progetti della cooperazione decentrata” promosso dal WWF, in collaborazione con il Ministero per l’Ambiente, il Cespi e l’Ufficio per la Cooperazione internazionale della Regione Abruzzo. Sono stati affrontati i temi della sostenibilità ambientale dello sviluppo ed è stata evidenziata l’importanza della governance tra i diversi attori della società civile come fattore centrale nella capacità di elaborare soluzioni ottimali per l’utilizzo delle risorse naturali.

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 News: Conflitto israelo-palestinese: la pace è sempre più lontana

di Giovanni Marchionna
Osservatorio Mediterraneo

Sono oltre cento ormai i morti nella Striscia di Gaza a seguito delle incursioni israeliane di questi ultimi giorni, dei quali la metà  civili e almeno venti bambini. Naturalmente il governo israeliano, rispondendo alle timide critiche rivolte dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon e da un evanescente alto rappresentante per la politica estera europea Javier Solana, fa appello al suo legittimo diritto all’autodifesa e giustifica i raid aerei e terrestri israeliani come risposta al lancio dei razzi qassam piovuti sulle cittadine israeliane di Sderot ed Ashkelon che hanno provocato un morto.

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 News: Pericolo per il Parco Nazionale Di El Kala in Algeria

 
Dopo che nel luglio 2007 grandi mobilitazioni di massa erano riuscite ad impedire il passaggio dell'autostrada  Est-Ovest attraverso il Parco Nazionale di El Kala in Algeria, il Ministro dei Lavori Pubblici algerino ha di recente autorizzato la ripresa dei lavori, in dispetto all'art. 4 del Decreto Presidenziale N°83-458 del 23/07/83 recante lo Statuto dei Parchi Nazionali, che vieta formalmente il passaggio di strade importanti nei parchi. 
Per impedire questo disastro, qualificabile come un vero e proprio genocidio ecologico, è stato istituito un Comitato per la salvaguardia del Parco Nazionale Di El Kala. Un nuovo appello  alla mobilitazione è dunque lanciato a tutti coloro che amano preservare questa riserva inestimabile di biodiversità dell'Algeria.
G.M.

Per ulteriori informazioni e petizioni:
http://www.sauvonsleparc.org
contact@sauvonsleparc.org

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